Home | Primo piano | Congresso nazionale Auser di Salerno del 5-6-7 aprile 2017

Congresso nazionale Auser di Salerno del 5-6-7 aprile 2017

L’intervento introduttivo di Franco Buccino, Presidente di Auser Campania Napoli

 

Benvenuti tutti, delegate e delegati, autorità, ospiti, al IX congresso nazionale dell’Auser. Qui a Salerno, in Campania, nel Mezzogiorno. Per alcuni una scoperta di luoghi in cui si incontrano la bellezza dei paesaggi con le opere d’arte e dell’ingegno umano disseminate nel corso dei secoli e dei millenni, per molti l’opportunità di rivedere e approfondire le conoscenze dei tesori di queste terre, per tanti un ritorno alle origini. Nei luoghi da cui si sono separati, essi stessi, i genitori, i nonni.

Non vi sfiori neppure, vi prego, l’idea che nei confronti di questi tesori noi abitanti del Sud, napoletani, campani, meridionali, siamo inadeguati, stranieri, barbari, depauperatori. Noi ne siamo gli autori, i fruitori quotidiani; essi sono insieme il frutto e l’origine della nostra creatività, della nostra indole; intervengono sulla nostra formazione; sono il bagaglio che ci salva ancora nelle vicende e nelle vicissitudini di questi anni. Scusate lo scatto d’orgoglio, ma non c’è niente di riduttivo nell’affermare che al Sud per sopravvivere e rinascere possiamo contare sulle bellezze naturali e artistiche - il turismo, si dice - e sulle risorse umane.

Sopravvivere e rinascere sono due aspirazioni, la minima e la massima, che si alternano nei nostri pensieri e nella nostra azione dinanzi agli avvenimenti di cui siamo spesso vittime e testimoni, dai raid punitivi nel cuore della città che a volte coinvolgono vittime innocenti, ad episodi abietti di violenza e di bullismo esasperato nell’hinterland napoletano, alle feroci esecuzioni camorristiche. Fatti per i quali siamo ancora tristemente famosi, nonostante il loro diffondersi in tutto il paese.

Ma tanti sono i problemi, insieme con violenza e illegalità, che attanagliano la nostra regione, come tutto il Sud: disoccupazione, evasione e abbandono scolastico, desertificazione industriale; smantellamento dello stato sociale, riduzione dei servizi e dei trasporti, per effetto dei tagli e delle scelte di politica economica dei governi centrali; un disagio socioeconomico diffuso che a volte rende difficile l’individuazione dei poveri o l’applicazione equa di sostegni all’inclusione attiva, o redditi d’inclusione che dir si voglia. Ed è un succedersi di primati negativi e maglie nere della nostra regione, dal Pil alla qualità della vita nelle città, in una surreale competizione con Calabria, Sicilia e le altre regioni del Sud.

L’ultima maglia nera della Campania riguarda i Lea, i livelli essenziali di assistenza. Abbiamo appreso dalle anticipazioni del Ministero della salute che nel 2015, in una griglia che misura la qualità dei servizi sanitari in Italia, scendono sotto la soglia minima di 160 punti, Molise, Puglia, Sicilia, Calabria, con punti fra 155 e 147, ultima la Campania con 99 punti. Tutte in piano di rientro o commissariate. Il ministro Lorenzin, sorpresa per i risultati soprattutto della Campania, ha dichiarato con candido stupore e involontario umorismo: “I commissariamenti hanno migliorato i conti ma non il livello delle cure”. Non sa che hanno migliorato i conti abbassando il livello delle cure. Lo sanno bene i comitati per la salute pubblica del cittadino che anche nella nostra regione difendono con i denti il diritto alla salute tra commissari vecchi e nuovi.

In un tale contesto complicato e deprivato è difficile invecchiare, così come è difficile crescere, istruirsi, lavorare, mettere su famiglia.

Intanto ci sono anziani a cui, al pari di tanti minori, è tolto il diritto a vivere la propria età. Da noi ci sono ancora una serie di lavori precari che vedono la presenza di ragazzi, immigrati, anziani. Indifferentemente. Così come ci sono, nella nostra regione e nel mezzogiorno, tanti anziani che vivono in uno stato di povertà. (Abbiamo la pensione media pro capite più bassa del paese). Che non si nutrono in modo adeguato, che hanno rinunciato ad esami e analisi mediche, a farmaci, a cure. Che rimangono a casa quando non sono più autosufficienti, spesso non per affetto, ma perché cominciano a percepire l’indennità d’accompagnamento. Ma poi ci sono anziani costretti a continuare a fare i capifamiglia, a farsi carico dei problemi di figli e nipoti. E questa è una situazione più generale, lo so. Infine, anziani che aspirano a una vecchiaia serena, a uno stile di vita sano ed equilibrato, desiderosi di apprendere, perfino di recuperare vuoti nella formazione, di viaggiare e visitare luoghi famosi.

Per tutti questi anziani, soprattutto per le categorie di anziani più disagiate, l’Auser in Campania si adopera e s’impegna. Tra mille difficoltà e mille problemi proviamo a fare passi avanti nella realizzazione del nostro Progetto Sociale, e comunque ad adattarlo al contesto, o meglio ad interpretarlo. Lo strumento che abbiamo a disposizione è il progetto. Come si sa, progetti e non convenzioni o affidamenti: le risorse sono state e sono troppo scarse, del resto le nostre forze sono modeste: è il circolo vizioso dal quale non riusciamo ad uscire. E però, diciamo che mentre nella convenzione il committente ci obbliga, quasi ci comanda, nel progetto c’è spazio per il nostro punto di vista, per i nostri punti fermi, per i nostri avanzamenti. Almeno per la durata del progetto possiamo sognare e sperimentare.

Il primo punto fermo è la centralità della persona. Non beneficiari o assistiti, ma cittadini sostenuti da noi nell’esercizio dei loro diritti. Quante cooperative ed associazioni si arrogano il diritto a rappresentare i loro “assistiti”, e spesso ignorano quali siano le loro vere esigenze. Non solo bisogni materiali. A volte la nostra assistenza che definiamo “leggera”, accompagnare una persona in una passeggiata o leggerle una poesia, viene prima delle altre. Il secondo punto fermo: non ci sono due categorie di anziani rigidamente divise, quelli verso i quali dirigere attività di promozione e quelli bisognosi di protezione. Per i primi protezione può significare prevenzione e educazione, per i secondi promozione deve significare non escluderli dalla socializzazione, dalle iniziative per l’apprendimento permanente, per tutti deve significare la pratica dell’invecchiamento attivo. Che è il nostro modo di declinare la cittadinanza attiva.

C’è un impegno politico accentuato nelle nostre Auser del Sud, lo ammettiamo. Dipende dalla nostra storia e dalla voglia di riscatto, ma anche dal fatto che oggi da noi i corpi intermedi sono spesso in crisi, una crisi che oserei definire morale, e noi occupiamo quella zona di labile confine tra ruolo sussidiario, che ci tocca, e ruolo sostitutivo, che non ci dovrebbe toccare. E poi c’è la nostra profonda convinzione che gli anziani sono chiamati a svolgere una funzione importante nel cambiamento profondo della società che tutti auspichiamo. Lo diciamo dalla Campania, al momento ancora la regione più giovane del paese, ma dove ampie schiere di ex giovani si avviano speditamente verso la terza età. E quindi urge attrezzarsi.

Se indispensabili strumenti di intervento per anziani non autosufficienti e fragili sono, ancora, il sostegno economico e i servizi sanitari e sociosanitari, s’impongono misure innovative nella direzione di migliorare la qualità della vita degli anziani. A cominciare da serie e concrete politiche abitative per loro. E, considerando le caratteristiche dell’esercito di nuovi anziani, o giovani anziani, che si affacciano alla terza età, e cioè più istruiti, meno “usurati” fisicamente, più disposti alla partecipazione e alla vita sociale, occorrono soprattutto vere e proprie scelte politiche per l’invecchiamento attivo: promozione della cultura di prevenzione, educazione permanente, volontariato di comunità. Fondamentale diventa per noi la legge nazionale di promozione e valorizzazione dell’invecchiamento attivo, accompagnata da provvedimenti coerenti e concreti a livello regionale e locale.

Nelle nostre battaglie e nelle nostre iniziative non siamo soli. Non ce lo potremmo permettere. Non solo siamo in rete con le associazioni che anche nei nostri territori abbondano, ma siamo tra i sostenitori convinti e attivi dell’organismo di rappresentanza, il Forum del Terzo Settore, così come siamo convinti della necessità, del dovere, di entrare nel governo dei Csv, i Centri di Servizio del Volontariato. E soprattutto siamo sostenuti dalla Cgil e dallo Spi che ci garantiscono spesso la sopravvivenza e con i quali dovremmo più spesso e in forma più organica collaborare.

Nel documento congressuale sono scritte molte cose impegnative, che abbiamo condivise tutte nei nostri congressi territoriali. E, com’è naturale, ne abbiamo sottolineate alcune. “Un’Auser più grande, unita, plurale, con una forte identità, fondata sulla democrazia e sulla partecipazione”. “…prevale ancora una cultura eccessivamente localistica, refrattaria al cambiamento, che ha difficoltà a guardare all’Auser come a una grande e unica Associazione solidale al proprio interno, oltre che all’esterno, matura per diventare un unico sistema”. “Forse è giunto il momento di cambiare il nostro modo di lavorare e di operare ridando slancio al dialogo interno, rilanciando processi che ci portino a soluzioni condivise, solidali con le strutture più deboli, per rafforzare una esperienza e una storia che non è stata costruita e vissuta per dividerci in tante associazioni o circoli che si guardano ma non dialogano tra loro, ma per rafforzare il modello di un'Associazione unica”.

E allora chiediamo all’Auser nazionale, a tutta la famiglia dell’Auser, non un semplice aiuto ma la realizzazione dell’associazione unica. Che significa identità nelle diverse attività e identità nei diversi territori. Le marcate differenze socioeconomiche tra i territori del nostro paese, acuite e rese più stridenti dalla lunga crisi economica, si riflettono inevitabilmente all’interno dell’Auser, dando luogo a un’associazione a due velocità. Come richiediamo a gran voce una politica per il Mezzogiorno e le altre aree deboli del paese, così dobbiamo impegnarci in Auser per ridurre il gap esistente tra le diverse strutture territoriali. C’è un impegno preciso dell’Auser in tale direzione, come si dimostrerà con il dibattito e le decisioni finali. Ecco perché il congresso si fa in Campania, a Salerno. Non per caso, non per rotazione, non solo per le bellezze da ammirare.

Non è inutile sottolineare che non ci sono, anche nel nostro mondo Auser, strutture che devono solo ricevere, e strutture che devono solo dare. Una parte di esse è debole per numero di iscritti, di circoli di base, di attività e servizi e oggettivamente frena e contribuisce al ridimensionamento dei risultati, ma la stessa parte, per necessità, magari si è applicata di più nella progettazione, trovandosi nelle condizioni di poter dare una mano ad altre strutture, in questa fase in cui alla convenzione si sostituisce il progetto. Oppure può mettere a disposizione dell’intera organizzazione l’esperienza che sta accumulando in Fqts (la Formazione quadri del terzo settore), di cui siamo insieme animatori e fruitori.

Più modestamente, al momento, la delegazione campana si mette a disposizione per fornire tutte le notizie e le informazioni che servono ai congressisti per soggiornare e muoversi più agevolmente, e vi anticipo che stasera e domani sera dopocena le nostre due associazioni di Salerno città si alterneranno nel presentarvi due spettacoli canori. Grazie a tutti e buon lavoro.

Area riservata

Notizie dalle strutture

FILO D'ARGENTO