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PER IL CONGRESSO STRAORDINARIO DELLA CGIL CAMPANIA. TdG 17 maggio 2017

L’INTERVENTO DI AUSER (fatto poi in grande… sintesi)

PRIMO

Come non collegare alla crisi economica e sociale la crisi dei sindacati che covava da tempo in Campania, e che è letteralmente esplosa con il commissariamento in rapida successione a Napoli e in Campania di Uil, Cgil e Cisl, a cui si è aggiunta la Confcommercio. E del resto, in tempi non lontani, sono stati commissariati i principali partiti politici. Partiti, sindacati e associazioni perché sono i corpi intermedi. Organizzazioni di rappresentanza che esprimono valori e interessi nell’ambito sociale e politico, protagonisti del rinnovamento economico e sociale nel nostro paese. Sono i corpi intermedi che nel nostro paese, storicamente, attraverso la progressiva conquista di diritti civili, politici e sociali, hanno dato vita alle forme evolute della democrazia, dello stato e della società.

Perché i sindacati, a Napoli e in Campania, sono stati commissariati? All’origine ci sono diverse cause, alcune esterne, generali, altre interne, più specifiche. Tra le prime naturalmente la lunga crisi economica e sociale che ha ridotto vistosamente la materia prima su cui opera il sindacato: posti di lavoro, contratti, accordi, pensioni. E poi il livello politico: da una parte il governo che ha tentato di metterli nell’angolo, di ridurne i proventi, di ridimensionarli, dall’altra forze che per finalità essenzialmente politiche hanno tentato di ridurli a mera organizzazione del dissenso e qualche volta del consenso. Molte e complesse le cause interne.

Di sicuro un’organizzazione e una gestione delle strutture di chi non metteva in conto di potersi trovare in difficoltà economiche o di dover rinunciare a una serie di vantaggi, e quando ce se ne è accorti, era ormai troppo tardi per rimediare. Una pletora di dipendenti, distaccati con stipendio integrativo, collaboratori, rimborsati oltre le spese sostenute. La necessità in anni più recenti di utilizzare in ruoli politici o tecnici alcuni di essi, non sempre in possesso delle necessarie competenze. Una debolezza improvvisa dei gruppi dirigenti e un’incertezza che hanno contribuito, come spesso avviene, all’accendersi o meglio al moltiplicarsi di contrasti interni e di qualche regolamento di conti. Quest’insieme di cause, ed altre ancora, hanno determinato la situazione in cui si trovano attualmente i sindacati in Campania, mettendo in evidenza una vera e propria questione morale che riguarda loro e un po’ tutti i corpi intermedi.

Alcuni elementi di essa sono: il distacco dai rappresentati e dal territorio in cui essi vivono, la sempre più marcata autoreferenzialità, gli interessi personali, gruppi e correnti, il disinteresse diffuso alla costruzione di un ambiente civile e democratico. I commissari hanno potuto affrontare problemi finanziari e organizzativi, individuare soluzioni anche dolorose, compresi tagli e ottimizzazioni; hanno potuto rimediare alle storture organizzative e ai danni economici, ma non a quelli morali. Lo scioglimento degli organismi dirigenti, che ha accompagnato il commissariamento, ha ridotto purtroppo le occasioni di confronto, discussione, ripensamenti, ricuciture. Ora è fondamentale un percorso comune che abiliti gruppi dirigenti rinnovati a trovare l’autonomia e l’autorevolezza per mettersi alla guida delle loro organizzazioni. Per la Cgil da qui al congresso del 2018. In questo congresso straordinario quindi dobbiamo assumere questo impegno straordinario.

SECONDO

Dalla crisi e dai pericoli connessi non sono immuni le associazioni e le organizzazioni del terzo settore. E però non c’è dubbio che in questa fase così complicata esse rappresentino nella nostra regione il più significativo collante di coesione sociale. Forse perché, senza rinunciare all’affermazione di modelli che hanno in mente, di richieste anche dettagliate che pongono, esse agiscono quotidianamente e senza discriminazioni. Forse perché sono nei territori a diretto contatto con la gente, rappresentando per i cittadini il più grande stimolo alla partecipazione.  Forse perché agiscono attraverso i volontari - ci sono volontari e volontariato in tutte le organizzazioni del terzo settore -  che danno un’idea di come si possa collaborare concretamente alla creazione di una società più giusta.

Nel Terzo Settore anche in Campania operano alcune decine di migliaia di persone, organizzate in volontariato, onlus, promozione, cooperazione sociale. Certo ci sono anche malavitosi inseriti in alcune cooperative che, servendosi di complicità varie interne ed esterne, lucrano sulla pelle di rom e immigrati. La malavita scopre un mondo tutto sommato fragile e disarmato, un mondo in difficoltà che non riesce spesso a pagare stipendi e a recuperare crediti dalle pubbliche amministrazioni. Un mondo nel quale alcuni cedono alla tentazione di intraprendere scorciatoie illegali per risolvere annosi problemi. Certo, ci sono anche quelli che stanno trasformando il Terzo Settore nel luogo in cui cercar lavoro al tempo della crisi, fino al punto di dimenticare le sue caratteristiche, finalità, priorità. Cercando di trasformare il Terzo Settore in una sorta di mondo del lavoro “parallelo”, competitivo e con meno regole e diritti per “soci”, addetti volontari, perfino ragazzi del servizio civile. Ma, anche così sfoltito, l’esercito del Terzo Settore rimane imponente, e continuiamo a chiederci che cosa tenga insieme così tanti addetti. Forse il fatto che vedono negli altri innanzitutto delle persone. Persone come loro, persone con desideri, aspettative, bisogni, problemi. Forse il fatto di andare incontro essi per primi alla gente e ai problemi della gente. Senza aspettare di essere chiamati. Quanti delle cooperative sociali, quanti volontari, continuano ad intervenire presso assistiti in difficoltà, pur essendo concluso il progetto, cessata la convenzione, pur non essendo pagati e rimborsati da mesi. L’esercito di volontari, promotori e cooperatori svolge un fondamentale ruolo sussidiario in tutti i campi del sociale: dalla protezione civile all’educazione permanente, dagli asili nido agli anziani non autosufficienti. A volte sono costretti a sostituire il pubblico: lo fanno, ma senza entusiasmo, perché non accettano l’assenza o il disimpegno delle amministrazioni pubbliche. E poi, non amano fare i protagonisti, tantomeno gli eroi. Sono solo dei buoni cittadini, cittadini attivi, che non si rassegnano a vedere iniquità e disuguaglianze. Il loro scopo è soprattutto quello di mettere le persone in condizione di esigere i diritti fondamentali scritti nella Costituzione. Se fosse possibile, senza distinzione o discriminazione tra chi chiede occasioni di socializzazione, attività formative e culturali, turismo e tempo libero qualificato, e chi, fragile e con problemi, chiede aiuto, assistenza, accoglienza. Ci vorrebbe promozione e protezione per tutti. Sono persone impegnate nel Terzo Settore che continuano a vivere la loro esperienza nella discrezione, immerse nel sociale. Organizzazioni del Terzo Settore, spesso meno attente all’impresa e al mercato e di più alle ragioni profonde che le animano e le sostengono. Per esempio, più attente a favorire la crescita di esperienze e forme di partecipazione attiva dei cittadini. A cominciare da un loro ruolo di rappresentanza più stabile nel sistema dei servizi. Non solo utenti o assistiti. Noi dell’Auser siamo così, o almeno ci sforziamo di essere così. Questa è la nostra visione, il nostro modo di vivere i valori che abbiamo appreso e praticato nella Cgil. Questo è il nostro modo di interpretare la confederalità.

Questa mentalità che oserei definire “sindacale” ci spinge e ci aiuta anche a stare nel Forum del Terzo Settore, l’organismo di rappresentanza delle associazioni e della cooperazione. Per tutti questi anni abbiamo avuto il ruolo di portavoce a livello regionale. Abbiamo provato a rafforzare il Forum, tenendo assieme le tre anime che lo compongono, e cioè volontariato, promozione sociale e cooperazione. Impresa per niente facile perché gli interessi settoriali non sempre coincidono e perché il nostro interlocutore principale, la Regione, non ha interesse ad avere un organismo di rappresentanza forte e indipendente. Contributi importanti li abbiamo dati sulla legge regionale per la cooperazione, sulle reti territoriali per l’apprendimento permanente, sui piani sociali regionali. Auser Campania, come l’intera associazione, crede fermamente nel Forum e nel suo ruolo di rappresentanza e di interlocuzione con le istituzioni, così come s’impegna nei Centri di Servizio per il Volontariato, gli organismi che offrono strumenti e supporto alle associazioni. E che sono governati dalle associazioni. Su tutte le materie del Terzo Settore sono pronti i decreti delegati della legge di riforma. Stanno per avviarsi processi che noi, con le altre associazioni della regione, vogliamo governare e non subire. Con l’aiuto del sindacato. 

TERZO

Il nostro rapporto privilegiato e particolarissimo è con la Cgil e lo Spi, il sindacato dei pensionati della Cgil. Ho ricordato all’inizio questo legame inscindibile che nasce dalla condivisione della stessa carta dei valori. Sono fiorite molte leggende su contrasti, divisioni, contrapposizioni, inconciliabilità, addirittura, tra associazione e sindacato. L’Auser nasce circa 28 anni fa, per una intuizione di Cgil e Spi, nelle parole di Bruno Trentin, come uno strumento “di sperimentazione concreta, di un’attività associata, che realizzi - non solo rivendichi – una solidarietà fra diversi, che pratichi una solidarietà intorno all’esercizio dei diritti fondamentali”. È una realtà più forte dei nostri limiti e, qualche volta, delle nostre ottusità. I risultati, la vita stessa dell’associazione di questi anni sono stati possibili grazie alla Cgil e soprattutto allo Spi, che ci ha sostenuto e ci sostiene ospitandoci in tante sue strutture, a cominciare dal regionale nella sede di via Torino. Abbiamo svolto il congresso regionale dell’Auser nel Salone “Gianfranco Federico” non per un motivo economico, e cioè perché è uno spazio a disposizione dei condomini del palazzo, ma perché in quel salone tanti di noi abbiamo passato momenti importanti della nostra vita di lavoratori, di pensionati, di cittadini: momenti di passione civile, di scelte coraggiose e sofferte, di confronti anche aspri. Ma siamo pronti a replicarli in altri luoghi per la diffusione di quei valori che uniscono inscindibilmente l’Auser alla Cgil, e cioè, nella centralità delle persone e delle loro relazioni, i principi di equità sociale, di rispetto e valorizzazione delle differenze, di tutela dei diritti, di sviluppo delle opportunità e dei beni comuni.

Nel congresso abbiamo fatto la scelta strategica di istituire le strutture territoriali, cinque strutture territoriali: Auser Campania Napoli, Auser provinciale di Avellino, Auser provinciale di Benevento, Auser provinciale di Caserta e Auser provinciale di Salerno.  L’obiettivo è di realizzare un modello politico-organizzativo rispondente alle caratteristiche dei territori della regione, funzionale alla nostra missione, alle nostre possibilità e potenzialità e alle naturali alleanze, insieme a quello di gestire e governare tale modello con una formula che si va diffondendo nel sindacato e nello stesso Terzo Settore, che consiste nell’unificazione della struttura regionale con quella dell’area metropolitana di Napoli. Che risponde a diverse esigenze: governare adeguatamente l’area metropolitana di Napoli; legarla all’intera regione, evitando fughe in avanti e/o l’isolamento; realizzare una struttura complessivamente più snella; avere confronto e sinergia più facili ed efficaci con lo Spi, dotato dello stesso modello organizzativo, e con la Cgil che credo farà a breve la stessa scelta. Tale nostro progetto ambizioso,  che vuole favorire l’espansione dell’associazione in tutta la regione, possiamo realizzarlo solo in sintonia e sinergia con lo Spi e la Cgil. Con voi. Ribadiamo l’impegno a riorganizzare la raccolta del 5xmille, ma dateci una mano. Laddove Auser, attraverso i proventi del 5xmille, ha maggiori entrate, può partecipare anche economicamente alla gestione di sedi comuni (fitti, spese, strumentazioni, arredi). Auser Campania si impegna per momenti di formazione, progettazione, attività socioculturali comuni. E soprattutto chiede e offre l’impegno per una sinergia nelle concertazioni e contrattazioni sociali, ritenendo di poter essere un’ottima interfaccia tra sindacato e Terzo Settore. Il nostro sindacato vive una stagione difficile. La crisi che l’attraversa non si risolve come d’incanto neppure con il congresso. L’abbiamo detto. In tanti, anche noi anziani, ci candidiamo a dare una mano per una ricostruzione che parta dall’interno. Noi nel sindacato siamo ben rappresentati dallo Spi, non solo per motivi anagrafici ma soprattutto per l’idea condivisa di confederalità che noi a volte chiamiamo solidarietà. E però i compagni e gli amici dello Spi ci permetteranno di ricordare alla Cgil della Campania e di Napoli che gli anziani possono dare un contributo importante nella ricostituzione del gruppo dirigente, insieme ai giovani e ai lavoratori. Molti di essi predicano e praticano l’invecchiamento attivo, hanno esperienza, sono competenti e, soprattutto, del tutto disinteressati.

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